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Trento, cittadinanza onoraria a Mussolini: mancata revoca accende lo scontro politico

17/03/2026

Trento, cittadinanza onoraria a Mussolini: mancata revoca accende lo scontro politico

La decisione del Consiglio comunale di Trento di non revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini ha riaperto un confronto acceso, in cui si intrecciano memoria storica, identità civica e dinamiche politiche. La proposta, pur ottenendo 28 voti favorevoli, non ha raggiunto la maggioranza qualificata dei quattro quinti, fermandosi così a un passo dall’approvazione.

A commentare l’esito della votazione è stato il sindaco Franco Ianeselli, che ha espresso un giudizio netto, definendo la mancata revoca “uno sfregio alla storia della città”.

Il voto in Consiglio e il nodo della maggioranza

Il passaggio in aula si è rivelato decisivo: accanto ai voti favorevoli si sono registrati 10 contrari e 2 astensioni, numeri che non hanno consentito di superare la soglia richiesta per intervenire su un riconoscimento simbolico come la cittadinanza onoraria.

La scelta di non procedere alla revoca ha evidenziato una frattura all’interno del Consiglio, con posizioni differenti sul significato e sull’opportunità di affrontare una questione che riguarda il passato ma che continua a incidere sul presente.

Le parole del sindaco e il richiamo alla memoria

Ianeselli ha sottolineato il valore simbolico della decisione mancata, richiamando la storia di Trento, città insignita della Medaglia d’oro per il contributo alla Resistenza. Nel suo intervento ha ricordato figure e vicende legate alla repressione fascista, evidenziando l’incompatibilità tra il riconoscimento onorifico e il giudizio storico sul regime.

Nel dibattito è emerso anche il riferimento ad Alcide De Gasperi, figura centrale della storia italiana e trentina, incarcerato durante il periodo fascista. Un richiamo utilizzato per ribadire la distanza tra i valori democratici e quelli rappresentati dal regime.

Tra memoria storica e dibattito politico

La discussione ha coinvolto anche le motivazioni di chi ha votato contro o si è astenuto, tra cui l’idea che la revoca potesse essere considerata un atto simbolico privo di effetti concreti, o che rischiasse di alimentare polemichette legate alla cancel culture.

Il sindaco ha respinto questa interpretazione, ribadendo come le scelte simboliche contribuiscano a definire i valori di riferimento di una comunità, soprattutto in un contesto storico complesso.

Una questione ancora aperta

La vicenda resta destinata a far discutere, perché tocca un punto sensibile del rapporto tra istituzioni e memoria collettiva. Il mancato raggiungimento della maggioranza necessaria non chiude il tema, ma lo rimanda a un confronto che continua a interrogare la città sul proprio passato e sulle scelte che ne derivano.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.